Eden Lake

Non c’è mai da fidarsi della provincia e dei campagnoli se si viene dalla città.Vale per i redneck di Non aprite quella porta e di Un tranquillo weekend di paura ma anche, lo dice James Watkins, per la quiete lacustre britannica. È proprio vicino ad un lago paradisiaco che i due protagonisti entrano in contatto con dei ragazzini locali, sfrontati e violenti, desiderosi di attaccare briga e dare fastidio. Non paiono essere maggiorenni ma danno fastidio come maturi hooligan. In breve una serie di piccoli screzi montano, diventano furto e uccisione di un cane e da lì è tutta in discesa, lo scontro diventa caccia e omicidio, fuga per la sopravvivenza e esigenza di far scomparire ogni testimone. Eden Lake centra benissimo il tema classico dello scontro tra gente di città e gente di campagna, la violenza scatenata dalla rabbia repressa di chi è ai margini contro chi si presenta pieno di privilegi, ricchezza e anche bellezza (lei è Kelly Reilly, lui è Micheal Fassbender, i paesani invece sono bruttissimi con tagli di capelli fuori dalla vita civile e un abbigliamento fatto di tute infami). Per farlo si piega alle regole base del genere, come quella di mettere al centro di tutto l’individuo più debole (la donna e non l’uomo), condire la sua Odissea di un senso premonitorio di ineluttabilità per il quale ad ogni svolta sembra incontrare il proprio destino e assicurandosi di generare livore e rabbia nello spettatore nei confronti della minaccia. In più si premura anche, nella lunga introduzione, di concentrare la felicità, l’amore e la morbidezza di una vita ideale solo nei protagonisti, lanciando sprazzi di cattiveria, infamia e violenza domestica nella vita dei “cattivi”, disegnando di fatto due mondi, uno accettato e allineato con le regole del mondo (e per questo premiato con la felicità) e un altro così marginale da essere anche un incubo per chi lo vive tutti i giorni.

Questa piccola perla di B Movie infine ha anche il coraggio insolito di chiudere la sua storia in maniera inattesa. Senza eccessivi buonismi e senza mostrare un’aderenza eccessiva ai cattivi, gli emarginati e i fratelli cattivi della società in cui è ambientato il film, Eden Lake sa essere giustamente spietato e assecondare prima che i propri voli intellettuali, la manipolazione della pancia dello spettatore. Un film come questo si misura nel rigore delle trovate, nelle idee di fuga, nelle decisioni improvvise e nella plausibilità con la quale si mette in scena un’implausibile serie di eventi che degenerano in un inferno di impotenza, violenza e paura. Quest’equilibrio delicato Watkins lo tiene quasi sempre a fuoco lungo tutto il film, e decisamente non è poco, riuscendo addirittura ad inventare alcune immagini non da poco (tutte concentrate nell’uso del fuoco da parte dei personaggi).

Voto: 8

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