Jimi: All Is By My Side

John Ridley è riuscito in una vera e propria impresa. Raccontare la vita di Jimi Hendrix è già complicato di per sé ma farlo senza la sua musica è un’impresa realmente titanica. Il regista però ce l’ha fatta e in maniera veramente brillante.

La Fondazione Hendrix ha infatti rifiutato di concedere i diritti per l’utilizzo delle canzoni del migliore chitarrista della storia e quindi tutto si è fatto molto più complesso nella realizzazione di questo biopic.

Si è incentrato quindi il fulcro della narrazione sulle esibizioni live di Hendrix, che poi rappresentano anche il fulcro della sua ecletticità e del suo stile rivoluzionario nel mondo delle sei corde.

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Il biopic appare quindi reale e senza fronzoli, molto intimo e che riesce a catturare l’essenza del Jimi uomo più che la figura leggendaria che tutti conosciamo.

La prima parte del film parla del biennio 66/67 in cui Hendrix si trasferì a Londra e riuscì quasi subito ad esplodere sullo scenario internazionale. Successivamente possiamo osservare Hendrix prepararsi al leggendario festival di Monterey e quindi farsi le ossa sui vari palchi britannici.

Ci sono poi le donne di Jimi che hanno sempre tirato fuori il suo lato fanciullesco ma anche picchi di rabbia, sempre accessi da eccessi di droghe e alcool. Un uomo fragile quindi che veniva influenzato moltissimo dalle circostanze nonostante il suo status di icona.

Lo stile di tutto il film è quello del documentario e la prestazione di Andrè 3000 degli Outkast è veramente magistrale.

Dedicato agli appassionati sicuramente.

Voto: 8.5

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