Lo Squalo 2


“Proprio quando sembrava che non ci fosse più pericolo”: recita così la famosissima tagline de Lo squalo 2, primo ed unico sequel di un certo interesse del cult di Spielberg. Uscito a tre anni di distanza dall’originale, e dopo molte diatribe produttive (il regista è stato cambiato in corsa), il film è diretto dallo “specialista di animali assassini” Jeannot Szwarc (suo il televisivo Bug – Insetto di fuoco) e vede il ritorno del protagonista Roy Shreider nel ruolo del capo della polizia Martin Brody, nuovamente alle prese con un pescecane vorace che attacca ancora una volta le coste dell’isola di Amity. Nonostante l’impossibile confronto qualitativo con il precedente, questo secondo episodio ha ottenuto un successo stratosferico al botteghino, superiore ai 200 milioni di dollari.
Martin Brody, sopravvissuto agli eventi del primo film, vive sempre ad Atimy con la moglie e i due figli, Mike (ormai adolescente) e il più piccolo Sean. La tranquillità della comunità sembra essere di nuovo a rischio dopo il ritrovamento di un’imbarcazione abbandonata dai proprietari, i cui corpi non vengono rinvenuti.

Nel frattempo un tragico incidente nella quale due donne perdono la vita e la comparsa a riva del cadavere di un’orca orribilmente mutilato, fanno pensare a Brody che un altro squalo stia mettendo a repentaglio la sicurezza dei bagnanti. Nessuno però sembra credere a quella che per lui è diventata una vera e propria ossessione, incluso Mike che di nascosto partecipa ad una gita in barca per far colpo su una bella coetanea.
Saggiamente Szwarc evita di seguire le orme del capostipite, puntando su una narrazione più frenetica in cui lo squalo si mostra in svariate occasioni. Era infatti impossibile ricopiare quel senso dell’attesa del precedente, giacché il pubblico ormai era a conoscenza dell’aspetto della creatura marina. Il regista francese gioca così sull’accumulo riuscendo comunque a infondere una certa tensione emotiva, in particolare nella mezzora finale in cui il gruppo di (insopportabili) teenager si ritrova alla mercè del pescecane. Discreta è anche l’evoluzione caratteriale di Brody che, giustamente traumatizzato dal recente passato, si trova da subito a lanciare l’allarme, cedendo però ad atti di isteria che mettono a rischio anche il suo posto di lavoro. Pur non mancando di istinti più leggeri, che traspaiono in alcuni divertenti scambi di battute tra i vari personaggi in gioco, si respira costantemente un’atmosfera più ansiosa che si sfoga con maggior frequenza nelle numerose scene di morte acquatica nelle quali il famelico “villain” (tra i modelli usati è stato ripescato anche quello originale) finisce per mettere al tappeto addirittura un elicottero.
Classico.

Voto: 9

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