Nas – Time is Illmatic

Nel ’94 uscì Illmatic, esordio di Nas, considerato all’unanimità come uno dei più belli album hip-hop di tutti i tempi.

Questo documentario racconta benissimo il “contesto” di questo capolavoro: la famiglia e la vita di Nas, il suo ingresso nel mondo del rap,. E racconta Queensbridge, il quartiere in cui Nas cresciuto, e che avrebbe narrato in maniera così meravigliosa in Illmatic.

L’unico, piccolo, difetto è che nella parte finale viene raccontata la genesi solo di alcune canzoni, e non di tutte le 10 memorabili tracce (compresa l’intro), ma è anche vero che ci vorrebbero 2 film per commentare adeguatamente un gioiello come Illmatic.

Saluti agli amici, foto con i fan più giovani, aneddoti, storielle e soprannomi. Ma Nas non è più uno di loro, è la star amata e benvoluta che torna nel quartiere in favore di telecamere. La verità, quindi, è che the world isn’t yours, semmai il mondo è di Nas, che con la sua musica ha rivoluzionato il rap, ha venduto 25 milioni di dischi, ha girato il globo, tenuto lezioni ad Harvard (alla faccia di “My people be in the projects or jail, never Harvard or Yale”) e adesso torna a visitare il luogo in cui tutto questo ha preso vita. Un luogo che però è rimasto cristallizzato, in cui seduti sulle stesse panchine ci sono gli stessi amici – che si sono spostati più che altro per fare avanti indietro dalla prigione – che oggi vivono dei ricordi di un’epoca che hanno vissuto in prima persona rimanendo però intrappolate nel ruolo di comparse.

Comparse che ancora oggi si raccontano gli aneddoti della sparatoria in cui rimase ucciso Ill Will – l’amico fraterno di Nas – e che vedono arrivare il loro ex compagno di quartiere sotto forma di “colui che ce l’ha fatta”. Che torna nel quartiere per celebrare se stesso. Alla fine il più grosso limite del documentario è proprio l’eccessiva celebrazione di Nas. D’accordo, è un film su Illmatic e su Nas, che cosa dovrebbe celebrare? Però si eccede un po’, e quando si eccede nel celebrare i rapper – gente che non ha certo bisogno di farsi pregare per spingere sul pedale dell’autocelebrazione – il risultato è quasi da filmato promozionale. Se c’è un difetto evidente, in un lavoro nel complesso ben riuscito e sicuramente da vedere per ogni fan di Nas e del QB, è questo.

Voto: 9

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