The Zero Theorem


Terry Gilliam ritorna alla fantascienza con il suo stile unico e visionario dirigendo un grandioso Christopher Waltz.
Siamo a Londra in un futuro prossimo e Qohen Leth, Waltz appunto, passa le sue giornate in una chiesa abbandonata, completamente in preda alla sua lucida follia.
E’ un mago del computer molto eccentrico che sfiora l’autismo, dato che non riesce a parlare neppure con il prossimo ma in compenso è in attesa di una telefonata da sempre che certamente potrà porre fine a tutti i suoi dubbi. Il tutto tra le più atroci angosce.
Matt Damon però, nei panni di Management, gli affida un nuovo incarico molto delicato ossia lo Zero Theorem, che dovrebbe essere in grado di fornire la risposta più importante di tutte: quale è il senso della vita?
Non sarà facile però mantenere la concentrazione per Qohen dato che ci saranno a disturbarlo in continuazione la bella e provocante Bainsley e il genietto figlio di Management Bob.
Il film molto libero è tornato in concorso a Venezia e per certi versi ricorda molto il vecchio Brazil, con un pensiero rivolto al futuro prossimo.
Qui tutto è amplificato, la velocità e le interconnessioni, anche se a livello umano si rasenta lo zero del titolo.
Un buco nero che Qohen immagina spesso potrebbe inghiottirci tutti presto in questa corsa alla tecnologia più sfrenata e gli altri esseri umani potrebbero risultare del tutto inutili nella nostra autarchia assoluta.
Tutto è virtuale, finto e decisamente disperato. Da vedere assolutamente, soprattutto grazie all’ottima edizione in dvd di Cecchi Gori.

Voto: 9

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