Uncharted 4: La Fine di un Ladro

Dopo anni di imprese spettacolari, completate prendendo sempre il toro per le corna, intervallando precisi colpi di mitra con battute taglienti, il nostro ha appeso scarponi e caricatori al proverbiale chiodo, rintanandosi in una vita fatta di quotidianità e cene consumate sul divano tra cimeli e foto che parlano di un passato assai diverso. Nathan ha fatto una scelta ben precisa, per amore e non solo, ma è difficile piegare la propria natura, mettere a tacere quella folle vocina interiore, ignorare il fuoco della passione che divampa sepolto sotto strati di prodotti per il bagno e birre americane che si raffreddano nel frigo.
Uncharted, non a caso, è sempre stato questo: il concretizzarsi, all’ennesima potenza, delle ambizioni e aspirazioni alla scoperta, dell’inspiegabile desiderio di buttarsi a capofitto in peripezie incredibili, della malsana tendenza, maturata con la visione di film come Indiana Jones, a cacciarsi nei guai alla ricerca di tesori dall’inestimabile valore. Le giornate del nostro eroe in pensione, del resto, finiscono quasi sempre allo stesso modo: rintanato nella soffitta-rifugio, circondato da manufatti, schizzi e appunti che lo proiettano ai bei tempi andati, che riaccendono quell’eccitazione che nemmeno la sua amata Elena riesce ad infondergli.Sarà la riapparizione di una persona molto importante per Nathan, la miccia che innescherà la sua ultima e più pericolosa avventura, l’epopea che riassume, racchiude ed evolve al massimo livello possibile il fortunato brand partorito da Naughty Dog.
Possiamo dirlo senza indugi, né timore di essere smentiti: Fine di un Ladro è la degna conclusione della saga; un capitolo che se la gioca ad armi pari con l’indimenticabile Uncharted 2, uscendone persino vincitore; un attestato delle competenze e abilità maturate negli anni dallo stesso studio che in tempi non troppo lontani ci ha fatto dono di un capolavoro del calibro di The Last of Us. Proprio guardando al drammatico viaggio di Joel ed Ellie si scorgono importanti e fondamentali lasciti che concorrono a rendere tanto speciale questo titolo. Come fu per il survival horror, molto più che in passato, Uncharted 4 lascia attoniti e sbalorditi proprio quando ci si limita a rivestire il ruolo di ipnotizzati spettatori durante scene d’intermezzo e dialoghi tra i personaggi.
La cura per i dettagli, la disinvoltura con cui la regia compone spettacolari scene d’azione, il livello di recitazione degli attori virtuali che si alternano sulla scena, settano nuovi standard nell’intero panorama videoludico. Complice lo strepitoso doppiaggio (validissimo anche nella nostra lingua), il feedback è quello delle grandi produzioni hollywoodiane, di un film digitale che ha ben poco da invidiare ad un qualsiasi episodio di 007 o simili.

Le tematiche tirate in ballo non raggiungono lo stesso spessore di The Last of Us, non è questo che vogliamo e che ci aspettiamo da un Uncharted in ogni caso, ma oltre alla solita ironia e comicità, sprigionate da certi siparietti, vengono innescati diversi momenti drammatici che mettono a nudo nuovi aspetti psicologici dei volti più noti. In particolare, Drake viene spinto al limite, costretto dagli eventi a prendere scelte tutt’altro che facili, rivelandosi più sfaccettato e complesso che mai. Il più grande pregio del plot, merce rarissima nel medium, è l’assoluta credibilità e coerenza di ogni sua parte costituente. Anche quando ci si spinge ai confini del sovrannaturale, caratteristica palesata anche in passato, le reazioni e comportamenti dei personaggi restano verosimili, facendo sì che la sospensione dell’incredulità dell’audience si mantenga sempre intatta.
Una tale estasi visiva e sonora, sarebbe stata tuttavia impossibile da realizzarsi se a supporto non ci fosse un motore grafico all’altezza delle aspettative. Certo, i miracoli promessi da quel famoso trailer di presentazione non si sono minimamente palesati, ma lo spettacolo è comunque stordente. Dalle espressioni dei volti, passando per i meravigliosi modelli poligonali e le splendide ambientazioni, curate in ogni minimo particolare, tutto mette in mostra la reale forza e potenza di PlayStation 4, eliminando finalmente qualsiasi dubbio sull’effettiva qualità dell’hardware di Sony. A stupire più di tutto sono i dettagli, le piccole rifiniture che trasformano gli ammassi di poligoni, in personaggi “reali”. Nathan tocca le pareti, sposta le fronde degli alberi, si fa spazio tra i cunicoli appiattendosi; Sully si protegge gli occhi se gli si punta una torcia verso la faccia, si sistema i baffi, procede con un incedere pesante, visibilmente affaticato. Lo spettacolo per gli occhi, come già suggerito, prosegue anche nelle fasi in-game che, al contrario di quanto preventivato dopo certi annunci roboanti di mesi addietro, sottendono un gameplay assolutamente classico e ancorato alla stessa formula che da sempre alimenta ogni capitolo della serie.
Solo due i cambiamenti più facilmente riscontrabili e ludicamente impattanti. Parte degli scontri a fuoco, tanto per cominciare, possono essere furbescamente evitati approcciandosi ai nemici mantenendo un basso profilo. Non c’è la raffinatezza di un Metal Gear Solid qualunque, beninteso, ma Nathan può nascondersi nella vegetazione, tramortire silenziosamente i nemici, giocare di squadra con gli eventuali alleati per sommesse scazzottate che non attirino l’attenzione. Anche l’altra feature, non fa che ampliare ulteriormente il gameplay senza snaturarlo. Alcune zone si aprono all’open world, permettendovi di esplorarle liberamente, a caccia di tesori e altri manufatti. Niente missioni secondarie e simili, sia chiaro. Si tratta semplicemente di un diversivo, fondamentalmente facoltativo, utile a spezzare la monotonia e ad infondere un minimo di varietà ad un’avventura altrimenti lineare come solito. Tra semplici ma ingegnosi enigmi da risolvere, adrenaliniche scalate e fughe rocambolesche, la campagna di Uncharted 4 scorre piacevolmente, rilevandosi tra le migliori, se non la migliore della serie: la varietà di location che attraverserete è superiore rispetto a Il Covo dei Ladri e, a differenza de L’Inganno di Drake, mantiene sempre altissimo il ritmo dell’azione.
A coronare un capitolo meraviglioso, che propone un’avventura di per sé piuttosto lunga (quasi quindici ore) e appassionante, il multiplayer online: simpatico e apprezzabilissimo riempitivo che prolungherà il tempo che passerete con la produzione Sony. Pur non stupendo particolarmente, grazie ad un gran numero di modalità presenti e sbloccabili di ogni tipo, ha tutte le caratteristiche per intrattenere a lungo. Dalla sua, inoltre, la necessità assoluta di far squadra per avere la meglio sugli avversari, che dona un sapore particolare e quasi inedito ad ogni partita.
Uncharted 4: Fine di un Ladro è senza mezzi termini un capolavoro, un’avventura, irresistibile e fatale, che setta nuovi standard nel genere di appartenenza e non solo. Trama, gameplay, grafica e direzione artistica, concorrono a comporre uno dei migliori giochi di questa generazione di console nonché l’imperdibile conclusione di una delle saghe più amate negli ultimi anni.

Voto: 9.5

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